ChatGPT e il nuovo gergo dell’AI: come restare originali

chatGPT e il gergo AI

Con l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa e di strumenti come ChatGPT (primo fra tutti), si è aperto uno scenario affascinante e complesso per il mondo della comunicazione.

Da una parte, questa tecnologia permette di semplificare informazioni apparentemente disordinate, elaborando testi che appaiono chiari e strutturati, quasi al primo tentativo. Dall’altra, se usata in modo superficiale, può trasformarsi in un’arma a doppio taglio, conducendo a un fenomeno pericoloso e sempre più diffuso: il nuovo “gergo” dell’AI.

Chiunque si sia avvicinato alla scrittura tramite ChatGPT, o strumenti simili, avrà notato la capacità di questi modelli di generare risposte snelle, ma ripetitive e condizionate da un vocabolario predeterminato. Espressioni come “è importante considerare”, “per di più”, “in sostanza”, “vasta gamma”, “significativo”, e l’abuso di proposizioni correlative, sono formule tipiche che, se riproposte in modo eccessivo, rischiano di impoverire il testo, impedendo una qualsivoglia profondità di contenuto. 

(Curiosità: su Reddit è possibile trovare una raccolta in lingua inglese con tutte le espressioni ricorrenti utilizzate attualmente dai modelli di linguaggio. Qui il post post)


Il rischio è chiaro: una comunicazione che, per quanto pulita e ordinata, non coinvolge né stimola riflessioni. Questa sfida non è nuova. Il linguaggio del marketing e della comunicazione aziendale è stato spesso imprigionato in un gergo sterile e predeterminato, e oggi l’intelligenza artificiale potrebbe intensificare questa tendenza, standardizzando ulteriormente il nostro modo di esprimerci

Una semplificazione che, in realtà, complica

L’IA generativa riesce a produrre testi con un corpus logico e una struttura apparentemente fluida, ma che possono comunque restare vincolati a un “gergo automatizzato”. La sua capacità di organizzare grandi volumi di dati è innegabile; può prendere appunti da un incontro e restituirli sotto forma di un elenco ordinato e pulito. Ma cosa succede se l’utente diventa dipendente da questa formula, smettendo di interrogarsi sul contenuto reale? L’essenzialità è sempre positiva, purché non si trasformi in semplificazione eccessiva. ChatGPT non è un pensatore critico; non può sostituire la riflessione approfondita e la creatività umana che nascono dall’esperienza e dalla viva comprensione.

L’Evoluzione del “Plain Language” e la sfida contemporanea

Eliminare il linguaggio complesso e sostituirlo con espressioni chiare è un principio cardine del movimento del “plain language”, sviluppato inizialmente per il settore pubblico e adottato da molte imprese. L’obiettivo era portare la comunicazione a un livello semplice, ma efficace e coinvolgente. Tuttavia, con la diffusione dell’IA, rischiamo di rientrare in una spirale di automatismi che, pur eliminando il linguaggio specialistico, genera nuove frasi stereotipate e rigide.

Questa nuova ondata di espressioni preconfezionate rappresenta un pericolo per la creatività, oltre che una barriera verso una comprensione autentica e profonda. ChatGPT, come ogni strumento, può facilitare il lavoro, ma richiede vigilanza costante da parte dell’utente. Se non esercitiamo una supervisione attiva, il linguaggio si standardizza e perde freschezza. È necessario, dunque, avvalersi dell’IA come di un “assistente” e non come un sostituto. La sua funzione è rendere le informazioni più accessibili, senza imporre espressioni rigide o formule predefinite.

Il nuovo gergo dell’IA: come evitarlo

Utilizzare ChatGPT per comunicare con efficacia significa adottare un approccio editoriale consapevole. Ecco alcuni suggerimenti per evitare che l’IA imponga un linguaggio artificioso.

  1. Personalizzare e allungare i prompt: usare richieste che esprimano con precisione il tono e lo stile desiderato. Evitare espressioni che ricordino un linguaggio statico e prevedibile.
  2. Curare l’editing finale: Ogni testo generato dall’IA va esaminato attentamente. Questo processo permette di sostituire le espressioni convenzionali con parole più vicine al proprio linguaggio naturale.
  3. Evitare la dipendenza: ChatGPT è un alleato prezioso, non l’unica risorsa. L’approfondimento e la riflessione restano irrinunciabili per chi desidera comunicare in modo autentico e profondo.
  4. Mantenere la supervisione umanistica: la revisione umana è imprescindibile per assicurare che il testo rifletta la complessità e la qualità dei contenuti. ChatGPT è uno strumento che, per quanto utile, ha bisogno di direzione.

Oltre la standardizzazione: la ricerca di una voce autentica

Con quasi 200 milioni di utenti settimanali e una crescita esplosiva, l’IA generativa ha conquistato il mondo della comunicazione. Tuttavia, ora più che mai, occorre essere prudenti. Solo una supervisione critica, attenta e metodica ci permetterà di evitare che questa nuova “cantilena” controlli il nostro linguaggio, ricordandoci sempre che siamo solo noi i veri artefici del nostro modo di comunicare.